giovedì 18 febbraio 2010
Kit di sopravvivenza
Che poi questa canzone fa pensare a quanto possano essere difficili e poco zuccherosi e sostanzialmente imprevedibili i rapporti a due. E aggiungerei per fortuna.
domenica 24 gennaio 2010
Già che c'ero...
Tribuna: Amparo Rubiales
Il Neomaschilismo
Non avremmo mai pensato, quando la nostra democrazia scelse di fondarsi, tra tutti i principi, su quelli di libertà e di uguaglianza, che per noi sarebbe stato più difficile realizzare il secondo, e che la paura della libertà di cui scrisse Eric Frömm non era nulla paragonata alla paura dell’uguaglianza, più generalizzata e più radicata.
Coloro che difendevano “i valori” della società patriarcale, per quanto lo facessero nei modi più diversi, venivano complessivamente definiti “maschilisti”. Questi iniziarono ad essere giudicati in modo negativo, e coloro che così si descrivevano apparentemente iniziarono a diminuire. Ma da quando la parità ha iniziato a concretizzarsi maggiormente, costoro hanno iniziato a formulare nuovi argomenti che, apparentemente, non mettono in discussione il principio di uguaglianza, ma ne questionano l’applicazione, con idee che, in alcune occasioni, possono sembrare addirittura “ragionevoli”. Sembrano diverse da quelle di sempre nonostante, in fondo, mirino ad ottenere lo stesso risultato: la sottomissione della donna.
Miguel Lorente, nel libro intitolato Los nuevos hombres nuevos. Los miedos de siempre en tiempo de igualdad, sostiene che il genere maschile ha ordito nuove trame per difendere la propria posizione di potere, basate su presunti problemi che l’inserimento della donna nella vita attiva avrebbe portato, in modo particolare, nell’ambito delle relazioni famigliari. A questa nuova strategia Lorente dà il nome di postmaschilismo, in quanto nata nel contesto della postmodernità, nonché per aver mantenuto, dalle sue prime manifestazioni, una certa distanza dalle posizioni classiche del maschilismo o del patriarcato.
Ciò nonostante, e per quanto ritenga assolutamente corretta ogni sua argomentazione, credo sia più corretto denominare questa nuova forma di pensiero come neomaschilista, poiché si sta sempre più trasformando in una nuova ideologia che si va espandendo e che si caratterizza, in particolare, per temere l’uguaglianza. È un nuovo modo di sostenere le posizioni maschiliste di sempre, ma attraverso nuovi discorsi e con nuovi contenuti. Per fare un esempio, in maniera analoga, nessuno oggi si dichiarerebbe apertamente fascista, ma è evidente che per alcuni vi è oggi un nuovo modo di esserlo, e costoro vengono definiti neofascisti.
I neomaschilisti equiparano il femminismo al maschilismo, cercando così di confondere qualcosa di estremamente chiaro. Infatti maschilismo e femminismo ricercano finalità opposte: il primo la predominanza del maschio e il secondo l’uguaglianza tra uomini e donne. La differenza è così evidente che non varrebbe la pena spiegarla, se solo il maschilismo non tentasse di confondere le acque allo scopo di mantenere meglio le proprie nuove posizioni, dirette, come sempre, a mettere in discussione i diritti delle donne, la loro autonomia e l’indipendenza che hanno raggiunto. I neomaschilisti, così dicono, non mettono in discussione la parità, ma le conseguenze della sua applicazione; sono contro la violenza di genere ma affermano ripetutamente, ad esempio, che vi sarebbero troppi casi in cui tali denunce si rivelano false, senza aggiungere che, se così fosse, ci si troverebbe davanti ad un reato che, come qualsiasi altro, andrebbe denunciato.
Vi è qualche giudice le cui affermazioni davvero fanno paura – non voglio fare nomi perché so che la persona in questione ne trarrebbe soddisfazione -, ma vi sono, disgraziatamente, troppi teorici del neomaschilismo – e tra questi anche qualche donna – che ogni giorno salgono alla ribalta e che è nostro dovere smascherare, così come in passato abbiamo fatto con i maschilisti.
Considerano l’uguaglianza come una minaccia, non per loro ma nei confronti delle relazioni sociali e inaspriscono la relazione fra i sessi al livello più estremo: la violenza di genere. Il femminismo è da sempre ridicolizzato e oggi torna ad esserlo con forza. Così i neomaschilisti parlano di vendetta di genere, di femminismo risentito (frustrato), dogmatico o radicale, senz’altra intenzione che di poter di nuovo “demonizzarlo”.
Sono manifestazioni di questa “paura dell’uguaglianza” che i neomaschilisti cercano di diffondere in diversi modi: ad esempio “santificano” l’allattamento materno, colpevolizzando le madri che non possono praticarlo; attribuiscono alle madri la responsabilità dei problemi dei minori, con la teoria del “nido vuoto” (potremmo dire “della madre assente” o di carenze educative); e dell’aborto neanche a parlarne, sembra si faccia per capriccio. Nessuno di loro afferma apertamente di essere contro la parità, ma affermano che, al contrario, siamo noi donne quelle che stanno costruendo una società con gravi problemi di convivenza, questo come conseguenza diretta del nostro bisogno di essere libere e uguali. Non riescono a capire che senza uguaglianza la libertà non può esistere, che quella o è reale o non è uguaglianza e che la democrazia le esige entrambe.
Noi donne da sempre abbiamo dovuto conquistare cose a cui gli uomini avevano diritto dalla nascita; ci relegarono alla realtà del privato e siamo riuscite ad ottenere – con gli sforzi di anni – parti di spazio pubblico, ma sempre a costo della nostra vita privata. Gli uomini, a cui era destinata come propria la realtà pubblica, l’hanno mantenuta, e la loro integrazione nella realtà del privato si sta realizzando in misura molto minore. Da qui le resistenze alla parità che permangono – nonostante i molti passi avanti che abbiamo compiuto – soprattutto nei paesi sviluppati, visto che in molti altri tuttavia si continua con il burka, il maggior simbolo delle discriminazioni che le donne sono costrette a soffrire.
Dobbiamo farla finita con tutti i burka del mondo, sapendo affrontare con la stessa decisione le vecchie questioni e queste nuove – e più sottili – del neomaschilismo.
Amparo Rubiales es profesora de Universidad, abogada y consejera de Estado.
Amparo Rubiales è professoressa universitaria, avvocato e consigliere di stato.
sabato 23 gennaio 2010
Non bastano i tagli

Evidentemente non bastavano i tagli introdotti in ossequio all'economia, sulla scuola si stanno addensando nuvole molto preoccupanti. Riporto tre notizie di questi giorni.
La prima è la riduzione e in alcuni casi la scomparsa dello studio della geografia. cosa che non può che aumentare in maniera esponenziale il tasso di ignoranza. Perché studiare la geografia non vuol dire impararsi a memoria gli affluenti del Po. e non significa neppure studiare una serie di cose noiosissime che si possono ritrovare agevolmente in qualsiasi atlante. No, la geografia è una interpretazione dei fatti attuali, la geografia arriva dove la storia non riesce ad arrivere. Non puoi spiegare i flussi migratori senza geografia, non puoi capire la situazione israelo-palestinese senza una cartina in mano. Non puoi capire ciò che succede nel mondo se non sai tener conto degli indicatori demografici, della situazione religiosa, della ripartizione delle risorse e delle attività economiche prevalenti e questa è la geografia. E togliere questa disciplina vuol dire privare i giovani di una importante chiave di lettura per il mondo.
La seconda notizia riguarda in particolare Caserta. E i deliri che provoca il razzismo e l'insicurezza propagandata ad arte che finiscono per ripercuotersi sulla società e sulla scuola. Leonardo, sul blog e sulla stessa Unità ha già spiegato come il tetto del 30% sia una trovata più propagandistica che altro, ma in questo caso vediamo come possa essere strumentalizzata.
La prefettura di Caserta ha infatti dato ordine al locale Ufficio Scolastico Provinciale (il vecchio provveditorato agli studi) affinché ogni scuola raccolga e invii i dati sulla presenza di alunni stranieri e sulla dispersione scolastica.
La Prefettura vuole le schede compilate che riguardano gli studenti che sono a scuola dal 2007-2008 fino ad oggi. E ben classificate sulla provenienza tra stranieri di recente immigrazione (ultimi 3 anni); straniero di seconda generazione (nati in Italia da genitori stranieri); straniero non accompagnato; alunno comunitario (dell'Unione Europea) e infine l'elenco dei nomadi. Nonchè dati sulle difficoltà riscontrate di ogni alunno, con la specifica sulla conoscenza della lingua italiana, l'accettazione tra le culture diverse e la partecipazione degli stessi agli interventi didattici di integrazione, accoglienza e recupero.
L'ultima sconsolante notizia riguarda il ministro Sacconi e la decisione di rendere possibile sostituire l'ultimo anno dell'obbligo scolastico (a 15 anni) con una esperienza di apprendistato. Norma che ci riporta quasi al dopoguerra.
Consideriamo però che la dispersione scolastica è un fenomeno che affligge maggiormente le famiglie con minor reddito e di minor livello culturale (una famiglia in cui i genitori hanno un alto titolo di studio e/o sufficienti risorse generalmente non accetta che un figlio smetta di studiare dopole medie). E le cose stavano così anche quando le medie le frequentavo io.
Dobbiamo inoltre ricordare che ormai il raggiungimento del diploma (anche di un istituto professionale, non pretendo che tutti vogliano diventare ingegneri) rappresenta una discriminante fondamentale per entrare nel mondo del lavoro. Un diploma serve per fare l'operaio o l'elettricista o il parrucchiere. Il diploma serve per un qualsiasi concorso pubblico. Senza diploma la prospettiva è di fare lavori pericolosi, usuranti, di manovalanza.
Consideriamo allora tra i ragazzi i più poveri, quelli con maggiori difficoltà all'interno della famiglia, che sono poi quelli con maggiori difficoltà a livello scolastico. E consideriamo tra questi quelli con più problemi, che provengono da un paese straniero, che hanno genitori con basso reddito e bassa istruzione. Ragazzi per cui un anno in più diventa fondamentale anche per imparare la lingua e potersi integrare nel nostro paese. E che rischiano di essere spinti a lavorare dalle necessità della famiglia.
Insomma, mi preoccupo per i miei ragazzi.
Stiamo costruendo le nostre banlieue.
venerdì 8 gennaio 2010
Grammatica
Veniamo al dunque: non è un libro facile. Tra le altre cose parla di filosofia (cosa che ormai ho già perdonato a Kundera e alla sua leggerezza dell'essere, e non se ne parli più), di arte (ma non gli perdono di preferire le nature morte fiamminghe alla pittura italiana del '400), di cinema. Volendo fargli le pulci dopo una prima lettura, personalmente avrei dato alla giovane Paloma un linguaggio più semplice, più adatto alla sua età e che avrebbe sottolineato di più l'impostazione a due voci. Ma il libro è bello, mi ha fatto sorridere e commuovere e mi sto apprestando ad una seconda lettura per entrare bene nel dettaglio.
Ma questo libro merita anche una citazione (e già di per sé è un titolo di merito...). Vi ho trovato una stupenda definizione di Grammatica che rivenderò il prima possibile ai miei studenti/cavie.
Io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscereuna bella espressione o uno stile elegante. Ma quando si fa grammatica, si accede a un'altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare come è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: "Ma guarda un po' che roba, guarda un po' come è fatta bene!", "Quanto è solida, ingegnosa, acuta!"Muriel Barbery, L'eleganza del riccio, Roma, Edizioni e/o, 2007, p. 152
martedì 15 dicembre 2009
I lunghi coltelli
Si finge di gettare acqua sul fuoco e invece ci si butta benzina. Stasera a Ballarò Castelli e la Gelmini si indignano con la Concita de Gregorio perché Berlusconi sarebbe stato definito "mafioso, frequentatore di minorenni e piduista". Sulla prima definizione d'accordo, sussistono dubbi. Il secondo epiteto venne coniato in base alle dichiarazioni dell'interessata Noemi Letizia e della (ex) moglie Veronica Lario. Quanto alla sua appartenenza alla P2 ormai è cosa nota ed arcinota.
Castelli ha risposto sostanzialmente dando della puttana alla De Gregorio e riuscendo ad essere insieme fascista, maschilista, idiota e privo di fantasia.
Ma il vero bombarolo incendiario oggi è stato il Capogruppo alla Camera Pdl Fabrizio Cicchitto, che ha individuato tra i responsabili dell'istigazione al gesto alcune testate come Repubblica, L'Espresso, Il Fatto Quotidiano, giornalisti come Santoro e Travaglio, e un partito politico, l'Idv in blocco.
Solo ieri il Guardasigilli Angelino Alfano aveva puntato l'indice sui giudici.
Nel frattempo Maroni dà forza a tentativi che ripetutamente sono emersi dai banchi del parlamento di procedere ad un controllo della rete internet. Si parla di oscuramento di pagine. si parla anche di provvedimenti sulle contro-manifestazioni di piazza. Provvedimenti fascisti. Piccolo, sarà Mamma Stato a vigilare sulla tua sicurezza, lascia stare i cattivi maestri, non andare con i cattivi che protestano e usa internet per guardarti un bel film porno.
Ultimo preso di mira è stato il Presidente della Camera Gianfranco Fini, reo di aver dichiarato le proprie perplessità di fronte all'ennesimo voto di fiducia, questa volta per approvare la finanziaria. I commenti, negativi, degli esponenti della stessa maggioranza, sono ben presto arrivati. Cito fra tutti quello di Bondi "La decisione e soprattutto la valutazione espressa dal presidente della Camera sono destinate a non aiutare l'apertura di un clima politico nuovo di cui l'Italia ha bisogno" non la più "cattiva", di certo la più subdola.
Fini d'altronde, alla faccia della distensione, viene visto, o meglio, viene propagandato dai suoi come nuovo capo dell'opposizione. Pare infatti che molti esponenti della maggioranza, affiancati da quotidiani come Libero o Il Giornale, non vogliano riconoscere Bersani, Casini, Di Pietro come leader dell'opposizione. Secondo loro a capeggiare l'opposizione (ma quella di sinistra, eh!) si sarebbero succeduti Veronica Lario, Patrizia D'Addario, il mafioso "pentito" Gaspare Spatuzza, nonchè Gianfranco Fini. E questo ovviamente rientra nei toni moderati del centro-destra, conformemente al fatto che l'epiteto più simpatico dato agli elettori di centro-sinistra negli ultimi anni è stato "coglioni".
Nel frattempo quel che fa Napolitano è invitare tutti a stare buoni, che è arrivato il Santo Natale. Ignorando persino gli attacchi alla sua figura istituzionale.
I berlusconiani continuano a rivelarsi un branco di lupi più pericolosi del loro leader. Accompagnati dalle nostalgie fasciste dei leghisti e di ex esponenti di An, mentre la Santanchè e Storace da mesi sono occupati a far campagna elettorale nei salotti televisi, in attesa del prossimo turno quando torneranno in orbita Pdl.
Qualcosa mi dice che i toni non si abbasseranno. Qualcosa mi dice che andrà sempre peggio. Le opposizioni non possono permettersi di stare a cincischiare sulle rispettive posizioni. Questo governo deve cadere, con ogni mezzo, con ogni alleanza.
lunedì 2 novembre 2009
2 novembre

Oggi è ormai il poco festeggiato Giorno dei Morti. E oggi mi tocca tristemente ricordare Alda Merini, che ieri se n'è andata. Lei, alta esponente della complicata razza dei poeti.
Credo che non si offenderà se per una volta la terrò con i miei morti. Tra quelli a cui oggi offro un garofano rosso...
venerdì 30 ottobre 2009
Forse forse l'è na batana...
Comunque la vicenda non mi convince, per niente.
Mi riferisco alla nave ritrovata a largo di Cetraro, sul fondale calabro. Secondo l'ultima dichiarazione del ministro dell'ambiente Prestigiacomo e del procuratore antimafia Piero Grasso si tratterebbe di una innocua nave passeggeri affondata durante la prima guerra mondiale. Non il cargo Cunsky ma un piroscafo passeggeri, il Catania.
Questo porterà sicuramente a delle conseguenze: 1 - alla delegittimazione delle parole del pentito Francesco Fonti, 2 - all'abbassamento generale della soglia di guardia visto che non c'è alcun pericolo (e l'alta casistica di tumori? e i metalli pesanti e radioattivi rintracciati sul territorio?), 3 - al fatto che probabilmente la nave rimarrà lì un bel po', visto anche che tirarla su costerebbe un botto e adesso non sono tempi da scialare...
Detto questo vorrei farvi vedere un paio di video da Telecosenza risalenti alla metà di settembre.
Da cui devo dedurre che l'assessore Silvio Greco quando parla di nave risalente agli anni 60-70 non sa quello che dice e che di mare ne capisce quanto me. Senza contare il mistero di una stiva che prima è piena e poi misteriosamente vuota. Calcolando poi che un piroscafo passeggeri del 1906 sarà un pelino diverso da una nave da carico del 1960. Penso io.
Durante la conferenza stampa c'è poi stata una preoccupante dichiarazione del procuratore di Catanzaro Giuseppe Borrelli che secondo la NuovaCosenza avrebbe affermato: "non ci saranno rilevamenti a terra perché il pentito Francesco Fonti in nessuna occasione ha parlato di rifiuti sotterrati sul greto del fiume Oliva".
Certo Piero Grasso ha anche confermato che non si intende abbassare la guardia sulla difesa del territorio dalle mafie. Io comunque non mi sento rassicurata nè tantomeno convinta su questa vicenda, di cui peraltro mi pare si sia cercato di parlare il meno possibile. E a quanto pare non sarei l'unica a nutrire qualche perplessità...