venerdì 19 agosto 2011

Natural born killer

L'ho adottata da qualche settimana ed è la gioia dei miei occhi. Questa piantina dall'aria un po' strana è in realtà una autentica sterminatrice di mosche, moscerini e affini (con le vespe, poverina, ancora non ce la fa...). Si tratta di una Sarracenia, una pianta originaria del Nord America, di cui esistono in natura diverse specie e dalle quali sono stati creati tantissimi ibridi (tra i quali la mia...).

In pratica attira gli insetti con del nettare. Questi succhiano ignari il ben di dio finché finiscono per cadere nei tubi da dove non riescono più a risalire. E rimangono lì, a dibattersi in preda all'agonia mentre la piantina se li digerisce con calma traendone l'azoto di cui abbisogna. Cattivella eh? E se anche qualche fortunato dovesse sfuggire prima di cadere in trappola... beh, non preoccupatevi, tornerà. Il dolce succo che produce la mia piccola meraviglia rappresenta per molti insetti un richiamo irresistibile...

 


Qui trovate un primo piano di uno degli ascidi (i "tubi"), che altro non sono che foglie modificate. Si vedono bene i peletti che servono a far perdere l'equilibrio alle prede e che impediscono loro di sfuggire alla trappola. La forma a tubo, poi, fa il resto del lavoro...


Sarà che mangia parecchio ma pare che da me si trovi bene. Da quando ce l'ho è anche cresciuta, cosa che un poco mi stupisce, visto che sono nata del tutto sprovvista di pollice verde.
 

Se resiste, il prossimo inverno le regalerò un vaso più grande così da avere più spazio, ma tranquilli, non credo diventerà mai come questa....

giovedì 9 giugno 2011

Solo un'altra partita

 Centurioni che giocano a dadi - Sagrada Familia

Del rapporto CENSIS ne abbiamo scritto e commentato in tanti. E la cosa per me potrebbe anche finire lì, non fosse che mi era rimasto qualcosa a ronzare, qui nella testa, e che ha deciso di uscire proprio adesso.
La via d'uscita in questo caso è stata aperta da un articolo dell'"Unità" su Sabina Guzzanti. L'attrice si è unita a un comitato di quartiere contro l'apertura di un Casinò - Sala Bingo.

E bona lì.

Torniamo al rapporto CENSIS. Parte dalla conclusione che vi sarebbe un sempre minore controllo degli impulsi da parte del cittadino medio italiano. A suffragio una serie di dati su diversi settori: dall'aumento dei reati contro la persona, al minor rispetto di valori condivisi, al maggiore uso di antidepressivi, fino alla diffusione della chirurgia estetica e all'accesso ai social networks.

Di questo hanno parlato, chi meglio chi (purtroppo) peggio un po' tutti.

Ma.

Il rapporto CENSIS aveva altri due paragrafi che nessuno ha citato, anche perché non compresi nel comunicato stampa (a cui i "giornali" hanno cambiato due parole e tre virgole per riprodurlo pari pari, d'altronde, è così che si lavora no?). Uno dei paragrafi tratta il problema di consumo compulsivo, e inizia così:

L’offerta ininterrotta, che è il tratto costitutivo della società dei consumi, è un meccanismo potente che offre a tutti la possibilità di possedere oggetti, relazioni, notizie e conoscenze mai desiderate, che determina una domanda spesso pulsionale, ma in fondo obbligata, di ciò che non si è veramente mai desiderato. Una dimensione pulsionale è quindi certamente ravvisabile anche nella corsa all’acquisizione quasi febbrile degli oggetti.(l'evidenziato è mio)

e prosegue:
Tuttavia, è possibile ritenere che a compiere periodicamente acquisti compulsivi sono quote molto più ampie della popolazione adulta, fino al 90%, e d’altra parte la categoria di “acquisto d’impulso” è notoriamente un caposaldo del marketing, a testimonianza di quanto la pulsione, per definizione improvvisa e incontrollata, giochi un ruolo centrale nelle strategie di promozione e di vendita di beni. 

infine:
E anche a livello macro è in qualche modo possibile evidenziare il legame che connette l’agire impulsivo e il consumo. Infatti, andando oltre la prospettiva economicistica, secondo la quale i consumi delle famiglie rappresentano uno degli elementi portanti del sistema economico del Paese, ed adottandone invece una antropologica, e osservando in questa chiave meno consueta i comportamenti di consumo delle famiglie italiane alla luce dell’andamento complessivo dell’economia nazionale, i dati mettono in luce come i consumi tendano ad avere un andamento meno razionale di quanto ci si potrebbe aspettare.

Ora, sono cose che non sta molto bene dire, specie in un momento di vacche magre, ristagno dei consumi e mancata crescita dell'economia.
Passiamo all'altro paragrafo del rapporto casualmente ignorato dal comunicato stampa. Tratta del gioco d'azzardo. quello legalizzato.

Le dipendenze da gioco d’azzardo sono cresciute enormemente in questi ultimi anni, riducendo progressivamente anche la loro connotazione di genere: con un meccanismo potente di rinforzo reciproco è aumentata l’accessibilità al gioco, la proporzione dei giocatori insieme all’incidenza delle forme patologiche o problematiche.
Nel giro di pochi anni il volume di affari delle scommesse e dei giochi legali ha mostrato una crescita esponenziale, secondo i dati diffusi dall’ AAMS (Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato), nel 2010 la raccolta complessiva è stata di oltre 60 miliardi di euro, contro i 53 dell’anno precedente, mentre uno studio realizzato da Nomisma nel 2007 valutava per quell’anno in poco più di 40 miliardi il volume economico del gioco legale. (Di questa raccolta il 70% circa viene restituita in vincite).



L’analisi più approfondita dei dati AAMS del 2010, per altro, evidenzia come la fattispecie di gioco cui è riconducibile più della metà della spesa sia quella degli “apparecchi”, ossia le slot e le videolotteries, proprio la forma più solitaria di gioco d’azzardo, fondata sul rapporto esclusivo del giocatore con la macchina, priva di ogni parvenza di socializzazione del gioco e ad alto rischio di comportamenti compulsivi.

La statistica dice anche però che quasi la metà della raccolta è costituita da giochi che hanno un grande interesse per lo Stato: lotterie (15,3%), lotto e giochi numerici (14,4%), gioco a base ippica e sportiva (10,2%), bingo (3,1%). Totale 43%. E i danni del gioco compulsivo ben li conosciamo.


Tirando le somme: quello che mi piacerebbe sapere è chi para il culo a chi e perché.

mercoledì 20 aprile 2011

Peccato....

 

Dell'ultima fatica di Nanni Moretti hanno parlato, e stanno parlando, in tanti. Del vespaio di reazioni che sta suscitando presso certe figure dentro alla Chiesa, pure. Una in particolare mi ha colpito, quella dell'arcivescovo di Salerno, Gerardo Pierro. Cito da Pontifex (buon sito per ogni laico che vopglia farsi quattro risate):

Se una cosa del genere la avessero fatta agli islamici o agli ebrei?  "gli ebrei avrebbero strepitato, invocato ogni sorta di proibizione, gli islamici forse avrebbero incendiato i cinema o tentato di uccidere per blasfemia il regista. Credo che molti oggi approfittino della tradizionale mitezza dei cattolici, che spesso viene presa per dabbenaggine o rassegnazione. Ecco, senza invocare atti antidemocratici [...]

A parte l'affermazione che è in odore, neanche troppo vago, di razzismo, una cosa mi verrebbe da dire...

Brutta bestia l'invidia eh...

sabato 16 aprile 2011

Calde lacrime e un esempio da seguire



Apro la webpage di Repubblica e.. che mi trovo? Berlusconi che davanti ad una platea di "mamme" (sempre buone le mamme), tuona ancora una volta contro la scuola pubblica e gli insegnanti di sinistra che, obbedendo a una stana missione continuano pervicacemente a voler inculcare perniciose e sinistre teorie nelle giovani menti innocenti.

Nel frattempo, un paio di giorni fa, un'insegnante di storia e filosofia è stata messa alla pubblica gogna per le perniciose idee che esprime, sotto pseudonimo, nel suo blog.
Di questo scrive Leonardo nel suo blog, e non credo si offenda se gli rubo una paio di frasi.

Però, davvero, secondo voi la scuola funziona così? Cioè: credete davvero che abbiamo tutto questo tempo per parlare di Intifada, di camere a gas, di Togliatti e Berlusconi? Avete mai dato un'occhiata agli orari, ai programmi?[...]
La scuola italiana è refrattaria alla propaganda: l'insegnante medio lo sa, e non ha davvero nessun interesse a mescolare le sue opinioni col suo mestiere.
Trovo che abbia ragione. E trovo che sia ora di smetterla con quest'idea dell'insegnante "guru", il predicatore dalle cui labbra pendono classi intere di studenti, il plagiatore generazionale. Quello che attira con le idee rivoluzionarie di sinistra e diventa una guida all'attimo fuggente. E che può pure essere malpagato, visto che quella all'insegnamento è una vocazione a cui non ci si può opporre.
Caratteristiche che vanno a braccetto con l'esigenza di avere il Prof Inattaccabile, bianco come un giglio, senza idee strane per la testa, anzi, proprio senza idee. Coerente con la sua missione fuori e dentro la scuola. Come un prete, per l'appunto.

Balle, tutt'alpiù un insegnante può farti piacere quello che insegna. Ci sta anche che diventi un punto di riferimento dal punto di vista umano. Ma fermati lì.
E non è affatto detto che un prof entusiasta e empatico sia per forza un buon professore. Sennò i manuali di didattica, gestione della classe e pedagogia per cosa sarebbero stati scritti? Insegnare non è un talento divino, ma qualcosa che si impara, come qualunque altro mestiere. E come in qualunque altro mestiere si dovrebbe poter timbrare il cartellino e dedicarsi alla vita privata.

*     *     *

Ieri, venerdì, qua da noi in Germania è stata la giornata dei diplomati. Questo perché si sono appena conclusi gli esami di licenza superiore, giusto giusto prima delle vacanze di pasqua.

Una cosa in grande. Il palco allestito nella grande vasca interna. Tutti i ragazzi (dagli 11 ai 18 anni) a godersi lo spettacolo organizzato dai diplomati. Che hanno "costretto" i loro prof a sottoporsi a quiz, gare di mimo e danze improvvisate. Con tanto di "fascia" per i perdenti.

E mi son chiesta se dei prof italiani si sarebbero mai prestati a qualcosa del genere. Credo di no, troppa la paura di essere "vulnerabili".

Eppure tutto si è svolto con allegria e tranquillità, i ragazzi non hanno calcato la mano, hanno saputo non strafare, cosa che fanno spesso i nostri quando gli viene concessa qualche libertà in più.

Sono cose su cui riflettere.

giovedì 14 aprile 2011

Riflessioni estemporanee su argomento troppo vasto

Se non la capite è una specie di citazione da Gaber...

Nsomma oggi non ho tanto da fare, e così approfitto di un articolo di Asor Rosa sul Manifesto.
che la situazione attuale in italia non sia fantastica lo sappiamo. Insomma siamo con le pezze al culo. La domanda che assilla molti però è: perché?
Ossia, perché tanti italiani continuano sulla Strada Maestra del voler farsi male da soli? Perché gli italiani continuano a votare Berlusconi? Perché la democrazia fa così spaventosamente cilecca?

Ovviamente non lo so, non lo capisco neanch'io. A chi dall'estero me lo chiede rispondo che probabilmente si tratta di una specie di debito karmico che stiamo pagando. Ed è la risposta più logica che mi viene.


Certo, per carità, pure Berlusconi ha la propria assurda idea di democrazia. Che funziona più o meno come un quadro di Escher, in cui funziona tutto quello che non dovrebbe funzionare. E che coincide in questo caso con l'investitura divina/popolare. Lui non è eletto dal popolo, Lui è il popolo, e come divino pontifex agisce nel Giusto. In confronto la dittatura del ploretariato era roba da dilettanti.


Ma torniamo alla democrazia "quea vera". Asor Rosa sembra affermare che quando la democrazia fallisce, quando il sistema democratico si inceppa, quando è stato violentato e in qualche modo snaurato, non lo si può "riparare" dall'interno ma è necessario uscire dalle regole democratiche.

Verrebbe da dargli torto. Ma è possibile che la società italiana si renda conto del baratro e decida da sola di darsi una alternativa (trovandola una alternativa credibile)?
Non penso dovremo aspettare molto per saperlo. Sperando che nel frattempo la politica non si abitui troppo alle vacche grasse del berlusconismo.

martedì 29 marzo 2011

Prove tecniche: propaganda

Pubblicità di emettenti tedesche che indica Berlusconi come esempio. Negativo.

Siamo alle solite beghe di casa. Mentre il governo agisce da spettatore (divertito?) davanti a ogni fatto, nazionale e internazionale, che meriterebbe un minimo di attenzione, Silvio Berlusconi si occupa del suo affare principale: avere a che fare con la giustizia. Stavolta si reca in tribunale, a Milano, e indugia davanti al gazebo di ... come chiamarli, supporter? Ammiratori? Fans?

L'età media è altina. In ogni caso tutti sembrano convinti della sua innocenza. E stanno lì a dimostrare contro i cattivi giudici, col fiocchetto sulla giacca. Felici come ad una scampagnata.

E come ad una scampagnata l'organizzazione ha ben pensato di munirli di pranzo a sacco, panino e bottiglietta d'acqua. Più venti euro al giorno per il disturbo, più lo spettacolo del premier. Offerta da non buttar via, in mancanza di meglio da fare.
Consola pensare che protagonisti della veemente protesta immaginata da Moretti siano in realtà uomini di cartapesta.

*    *    *

Altra notizia di questi giorni: a Forum, la trasmissione Mediaset condotta da Rita Dalla Chiesa, c'è uno scontro marito-moglie, aquilani. La donna vorrebbe 25.000 euro per riaprire l'attività spiegando che all'Aquila tutto va bene, tutto è a posto, tutto sta riaprendo. E grazie e grazie ancora a Berlusconi, al governo, e, aggiunge la conduttrice, a Bertolaso. E vediamo già gli spettatori da casa fare sì sì con la testa.
Poi, grazie alla Rete, si scopre che i due litiganti non erano aquilani e che la signora ha ricevuto 300 euro per la comparsata.
La conduttrice Dalla Chiesa repica alle critiche dicendo che lei non fa spot al governo e che la trasmissione si limita a mandare in onda le storie dei concorrenti.

Ora, che la Dalla Chiesa non provi a darcela a bere, la trasmissione come tutta la "TV verità" è programmata e costruita a tavolino (De Filippi docet). E non credo che gli "attori" siano lasciati così liberi di improvvisare a proprio piacimento.
Ma soprattutto l'unica cosa che si può imputare a Forum stavolta è di averla fatta fuori dal vaso. Che certe trasmissioni e certe pubblicazioni siano fatte ad hoc per condizionare il pubblico è evidente. E così una trasmissione, che mette in scena due litiganti (spesso con storie assurde), in cui vi è un verdetto del giudice, ma anche un verdetto del pubblico. Una trasmissione in cui non si media ma in cui si decide "da che parte stare".

E poi vi è la figura del pubblico parlante, raffigurato come composto da persone di scarsa cultura, ma facenti parte del Popolo. Persone di cui il telespettatore si può fidare perché antitesi dell'azzeccagarbugli di manzoniana memoria, gente che non mente perché le manca l'interesse e la capacità per farlo. Gente genuina.
E questo pubblico (ancora una volta figurante pagato) che fa? Dà giudizi netti in maniera veemente, si schiera senza alcun dubbio con l'una o l'altra delle parti, esprime opinioni anziché ragioni, ed è più convincente quanto più mostra la propria convinzione. Ancora una volta mancano il ragionamento, il dubbio, la mediazione. Ed è un pubblico dotato di potere: il potere del "sassolino" che può accordarsi o no con il verdetto del giudice.

Nel frattempo in Italia si assiste a una radicalizzazione e a una estremizzazione dell'opinione pubblica. Così almeno si dice.
Che sia un caso?

martedì 1 marzo 2011

Corpo del reato


Non mi piace riprendere argomenti su cui già altri blog hanno scritto, ma stavolta devo dire che ne sento l'esigenza.
L'articolo è del Corriere, che quando ci si mette sa essere un campione di misoginia (e pure con aria inconsapevole). Riassunto: Treviso, terra di cattolicissimi e civilissimi padani. Una donna è ricoverata, è incinta, il piccolo in sofferenza fetale. I medici consigliano un cesareo. La donna decide di non sottoporsi all'operazione.
Fosse questo possiamo dire che la notizia non sussiste.

I medici cercano di convincere la donna, convincono il marito ma la donna permane non d'accordo con l'operazione.
Il primario si rivolge alla direzione sanitaria.
Il primario si rivolge alla magistratura.
Il primario fa intervenire la polizia.
Il marito firma per l'intervento grazie all'intervento della polizia.
La donna ha 21 anni.


La donna è del Burkina Faso.


L'articolista del Corriere termina con un riferimento alla situazione del neonato, che pare se la caverà.
L'articolista del Corriere non sottolinea in nessun modo la violenza che è stata fatta a questa donna nel momento in cui non voleva sottoporsi a una operazione. Non ha accennato al fatto che la volontà di questa donna sia stata calpestata per il fatto essere straniera. Non ha accennato al fatto che il corpo di questa donna sia stato violato per affermare il dovere di essere madre.

Agghiaccianti le dichiarazioni del primario Giuseppe Dal Pozzo:

Nel suo Paese il parto è possibile solo per via naturale anche a costo di pregiudicare la salute o la vita stessa del nascituro. Il marito della donna era d’accordo con noi, ma lei era irremovibile anche perché temeva che il cesareo le avrebbe pregiudicato la possibilità di avere figli in futuro. [...] Ho ritenuto che la presenza degli agenti fosse necessaria a tranquillizzare un po’ gli animi e così è stato. Anche grazie alla loro mediazione il marito ha firmato il consenso e intorno alle 15.30 il piccolo è nato».

Una donna impedita nella sua cacità decisionale da un primario, da un marito e da agenti di polizia. Una donna di cui è violata la privacy e la cui esperienza viene descritta come positiva.
Una brutta storia di misoginia, razzismo e pessimo giornalismo. E di strisciante fascismo.